Vivi Catanzaro

martedì 4 maggio 2010

IL PM LUBERTO CHIEDE IL PROCESSO PER TUTTI GL’INDAGATI PER TIMPONE ROSSO

Giudici, avvocati ed indagati (molti di questi ultimi collegati in videoconferenza da una decina di istituti di pena dove si trovano detenuti) di nuovo nell’aula bunker catanzarese di via Paglia, stamane, per l’udienza preliminare nei confronti delle ventisei persone coinvolte nella maxi-inchiesta antimafia “Timpone Rosso” la maggior parte delle quali ristrette al carcere duro del 41-bis.
Al cospetto del Gup Abigail Mellace, oggi la “parte del leone” è toccata al Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro Vincenzo Luberto che sostiene la pubblica accusa nei confronti dei presunti boss e reggipanza del locale di ‘ndrangheta degli Zingari di Cassano e delle collegate e sottoposte ‘ndrine di Corigliano e Rossano. Nel corso della sua breve requisitoria, durata circa un’ora, il Pm ha avanzato le proprie richieste di rinvio a giudizio. Scorrendo, come in un “rosario criminale”, venticinque dei nomi per i quali ha richiesto la celebrazione del processo per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e vari titoli di reato tra i quali undici omicidi nei quali sono coinvolti a vario titolo gl’indagati. Unica posizione ad essere stralciata, momentaneamente, quella del coriglianese Fabio Falbo, difeso dagli avvocati Andrea e Fabio Salcina, per un difetto di notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Una posizione, quella di Falbo, destinata comunque a rientrare nell’“alveo” tracciato dal magistrato requirente con la contestuale richiesta di rinvio a giudizio che verrà formulata in un secondo momento. Il nutrito collegio difensivo stamane s’è opposto a tutte le richieste di costituzione di parte civile, presentate ufficialmente nella seduta del 28 aprile scorso da parte dei Comuni di Cassano e Corigliano, dalla Provincia di Cosenza, dalla Regione Calabria, dai familiari di Giorgio Salvatore Cimino e Sergio Benedetto morti nell’ambito della cruenta guerra di ‘ndrangheta combattuta senza esclusioni di colpi negli anni scorsi nell’intero territorio della Piana di Sibari. A parlare per tutti l’avvocato Salvatore Sisca, difensore del presunto capo ‘ndrina di Corigliano Maurizio Barilari. Il penalista coriglianese ha brevemente motivato la propria opposizione alle avanzate richieste di costituzione di parte civile, cui si sono associati diversi suoi colleghi difensori di altri indagati. Non solo. Il difensore di Barilari, infatti, nel fare riferimento alla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Comune di Corigliano, ha citato gli ormai noti atti d’indagine costituiti dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Curato nelle parti in cui lo stesso collaborante chiama in causa, seppur indirettamente, il Sindaco di Corigliano in carica Pasqualina Straface, e, direttamente, i fratelli di quest’ultima, su presunti favori elettorali che sarebbero stati garantiti dalla ‘ndrina coriglianese all’indirizzo dello stesso primo cittadino. L’avvocato Sisca ha incalzato il Pm Luberto, domandando allo stesso requirente se quegli atti abbiano dato seguito all’apertura d’una inchiesta correlata da parte della stessa Direzione Distrettuale Antimafia o se invece abbiano dato luogo ad un’archiviazione. Il Pm, momentaneamente assente durante l’intervento del legale coriglianese, non ha comunque inteso replicare mantenendo il silenzio una volta rientrato in aula. Il Gup Mellace ha infine ammesso a stare in giudizio tutte le parti civili che alla scorsa seduta ne avevano prodotto richiesta.
Il Pm Luberto ha chiesto il processo per: Celestino Abbruzzese detto “Asso di bastone” di Cassano; Luigi Abbruzzese detto “Pinguino” di Cassano; Francesco Abbruzzese detto “U pirolo” di Cassano; Francesco Abbruzzese detto “Dentuzzo” di Cassano; Fioravante Abbruzzese detto “Banana” di Cosenza; Armando Abbruzzese detto “Andrea” di Cosenza; Antonio Abbruzzese detto “Tonino figlio di Banana” di Cassano; Antonio Abbruzzese di Cosenza; Nicola Abbruzzese detto “Semiasse” di Cassano (latitante); Giovanni Abbruzzese detto “U cinese” di Cosenza; Nicola Acri detto “Occhi di ghiaccio” di Rossano (latitante); Rocco Azzaro di Corigliano; Maurizio Barilari di Corigliano; Cosimo Bevilacqua di Spezzano Albanese; Fioravante Bevilacqua detto “Panetta” di Cosenza; Mario Bevilacqua detto “Maruzzo” di Cassano; Domenico Bruzzese di Cassano; Vincenzo Curato detto “U cassanisi” di Corigliano, collaboratore di giustizia; Antonio Rocco Donadio di Cassano; Tommaso Iannicelli detto “U calciatore” di Cassano (latitante); Domenico Madio detto “U pilu iancu” di Cassano; Ciro Nigro di Corigliano; Damiano Pepe detto “Tripolino” di Corigliano; Pasquale Perciaccante detto “Cataruozzolo” di Cassano, collaboratore di giustizia; Carmine Alfano di Corigliano, collaboratore di giustizia. 

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